Figli e attori del proprio tempo.

E’ successo di nuovo, ma succederà sempre più spesso.
In questo articolo trovate la seguente notizia: gli studenti di un’università in Inghilterra sostituiscono una poesia di Kipling con una di una poetessa americana, in quanto il primo fu un razzista sostenitore dell’imperialismo inglese in India.
Stavolta è Kipling, qualche mese fa è stato Montanelli per l’acquisto di una moglie dodicenne in Abissinia negli anni Trenta (fatto narrato più volte in vita da lui stesso), persino Einstein per gli scritti di un viaggio in Cina. Domani forse sarà Pasolini, poi chissà altri.
La pratica, lo diciamo subito, è sbagliata. Viviamo un tempo fatto di una distorsione della visione storica, e sarebbe bene provare a mettere mano a questo problema, con forza. Infatti non si può giudicare con i canoni di oggi protagonisti e fatti del passato, immersi in abitudini e idee diverse dalle attuali. Non si può inchiodare Kipling ad un giudizio maturato con l’esperienza di cento anni a lui successivi, nel nome di principi sacrosanti ma recenti ed evoluti rispetto ai suoi coevi.
Il motivo si cela dietro una semplice logica di causa ed effetto.
Abram Lincoln, padre riconosciuto dell’abolizione della schiavitù in America, per i nostri canoni attuali sarebbe un razzista, al punto che già negli anni 60 i movimenti politici afroamericani puntavano il dito contro di lui considerandolo simbolo del suprematismo bianco: ma senza di lui e la sua battaglia politica non si sarebbe mai messo in moto il meccanismo che ha portato ai nostri canoni odierni di uguaglianza, in America come qui in Europa.

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