Due parole sul tema dell’aborto

Comprendo in pieno le motivazioni che stanno alla base della nuova proposta di legge
licenziata pochi giorni fa dal governo spagnolo in tema di aborto: limitarne la possibilità
al caso di gravidanza da stupro o per motivi di salute della madre.
E’ un terreno minato, argomentare diversamente dalla strenua difesa della
libertà di aborto senza venire tacciato di integralismo cattolico è pressoché impossibile contro la superficialità di un certo attivismo, come se la nascita e la morte fossero argomenti che riguardino solamente chi professa un credo religioso e esentassero tutti gli altri.
Invece è un problema civile, che si può cercare di trattare
con categorie oggettive. Ed è attraverso un ragionamento oggettivo che posso
comprendere le motivazioni: oggettivo è che ognuno di noi sia vivo per il fatto che la
propria madre non abbia deciso un aborto, ovvero che sia nato per una fecondazione
naturale non seguita da un’azione volontaria di interruzione; oggettivo il fatto che la riproduzione sessuata umana funzioni da almeno 2 milioni di anni, e che ognuno di noi lo sappia o sia quantomeno tenuto a saperlo; oggettivo è la somma prodotta da queste due considerazioni, ovvero che il feto – che sarà uomo
come noi siamo stati feti – non abbia possibilità di far valere la propria volontà alla nascita
mentre chi prima lo concepisce e poi lo elimina esercita in sequenza due libere volontà su di lui.
Ribadisco, oggettivo: le conseguenze e considerazioni che si vogliano tirare fuori sono
un’altra questione, ma non possono trascendere dalla fermezza di queste affermazioni.
Quello che chi pensa, propone e difende una legge del genere però non comprende è l’esistenza di una terra di mezzo tutt’altro che trascurabile tra la legalità e la legittimità, e l’impossibilità di far combaciare perfettamente Etica&Morale con la Legge.
La realtà non è formata da una contiguità netta tra bene e male, tra giusto e ingiusto, tra legittimo e illegittimo. Ci sono sfumature e ci sono sovrapposizioni che costringono alla scelta tra cose entrambe legittime, o entrambe giuste, e altre che costringono a sacrificare la piena coerenza per raggiungere un bene successivo. Il diritto di un futuro padre a vedere nascere il figlio concepito, per restare nel tema, non è inferiore al diritto in merito della donna, ma inevitabilmente nello scontro tra i due cede, perchè tutelarlo significherebbe costringerla a crescere dentro sè una vita che rifiuta. Se è vero, come detto, che la donna esercita due volte la propria volontà rispetto a quella del nascituro – e una in più dell’uomo con il quale lo ha concepito – è altrettanto vero che il bene che è una nascita nella visione qualitativa della creazione cosciente di vita non può derivare da una punizione, quale sarebbe costringere la donna ad una gravidanza che non vuole, e trasformarla in un’incubatrice umana significherebbe andare contro gli stessi principi di sacralità della maternità che si vorrebbero indirettamente difendere.
Quello scostamento tra legale e legittimo attiene ancora – grazie a Dio – al libero
arbitrio, ed è proprio quello l’unico terreno sul quale l’Uomo può progredire: se un Mondo in cui la Legge si dipana inesorabile a regolare qualsiasi aspetto e scelta della Vita distinguendo nettamente tra giusto e ingiusto sarebbe un mondo ordinato, solo quello che lasci ampi spazi alla scelta individuale anche nelle dinamiche relazionali – come nel caso della relazione madre-concepito – potrà sperare di essere un giorno un mondo migliore.

Un pensiero su “Due parole sul tema dell’aborto

  1. Emanuele

    sarebbe proprio un bel discorrere. Il punto dove però tutto fa fiasco e affonda è quando viene messo in pratica. Perché tutto questo bel rispetto si traduce in centinaia e centinaia di piccoli cadaveri. Trovare la bellezza, la giustizia, in tutto questo, non è un fatto di filosofia o di morale. C’entra molto di più con l’egoismo e col voltare la testa dall’altra parte secondo me.

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