Lo scemo del villaggio

Sono stato un primo della classe, una volta nella mia vita. Di quelli perfettini che non andavano impreparati ai compiti in classe, e se lo avessero fatto mai, si sarebbero sentiti un pericoloso fuorilegge.
Basta esserlo anche per poco, e ci si accolla l’ansia di deludere le attese, tradire le aspettative che ci hanno messo addosso nel merito di qualche risultato precedente. Non è civetteria nè voglia di primeggiare, ma un vero e proprio tunnel psicologico, che non abbandona, e che ritorna anche dopo una vita. Un passo falso, e mentre consegna il compito il professore incredulo non ti riprende come fa con gli altri, ma ti domanda “come mai??”.
Consigliere comunale, il ruolo è serissimo. Ci sono arrivato con molta ironia, vuoi una foto, vuoi qualche battuta, vuoi l’articolo sbellicante di Emilio Colombo su questo blog o quello di Luca Bedino sul suo Ignorante con stile. Ora sì fa per davvero.
Da una parte, la libertà più assoluta, un ruolo che permette di accedere a qualsiasi documento amministrativo comunale e dal quale si può decadere solo per decreto del Presidente della Repubblica. Capite ben voi, mica cotica.
Dall’altra parte, le aspettative. Di chi ti ha votato, di chi non ti ha votato, di chi è stato votato con te. Il primo della classe, pur di non deludere, dà ragione a chi si aspetta che gli sia data ragione, sia il professore, il cittadino o l’assessore. In questo ero così bravo che anche quando non avevo studiato poi così bene, nelle interrogazioni tentennavo quel tanto che bastava per far completare le frasi ai professori stessi, ed era come se l’avessi detto io, perchè ero il primo della classe e non potevo non saperle, quelle quattro stupidaggini, pensavano.
Ma chi lo è stato una volta, rischia di restarlo per sempre, d’avere un focolaio influenzale sopito ma pronto a diffondersi nuovamente nell’organismo. E chi verrà a domandare troverà uno studente modello affrettarsi a dar ragione e a premurarsi: per i cittadini sarà l’esempio dell’efficienza, per i colleghi l’elemento organico su cui contare sempre. Bene, ma non benissimo.
Invece tenterò di no, perchè se per fare la politica seria non basta metter su la cravatta, non basta nemmeno dire sì o dire no, ma serve coltivare il dubbio, sempre.
Da domani, nel mio piccolo, inizierò il mio percorso mettendo su la maschera dello scemo del villaggio, quello che vacca boia non sa nulla di nulla, e per questo nulla promette e nulla concede. Quello che quando verranno a domandare non s’affretterà a rispondere, ma farà scena muta, per poi tornare a casa e fare i compiti, diligente ma libero.

ps. perchè “da domani”, lo svelerò nelle prossime puntate. To be continued.
pss. non è mia intenzione fare la cronistoria d’ora in avanti di tutte le beghe consiliari che mi capiteranno, ma qualcosa sì, perchè, come dice il sottotitolo, siamo un blog di formazione politica.

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