La posta delle Sorelle Bandiera

Da tempo avremmo voluto buttare giù due righe sulla necessità di intendersi: cari amici, siamo per la libertà d’espressione oppure no? Perchè troppo spesso il concetto non pare chiaro, e ci si trova a discutere su cosa si possa o non si possa dire, censurare o non censurare, su quali idee sia lecito avere e quali no.
Abbiamo tardato, e allora ci arriva una lettera curiosa, di cui non conosciamo il reale mittente anche perchè probabilmente ha sbagliato indirizzo, spedendo a noi piuttosto che a Ignoranteconstile, ma che su tale argomento ci invita alla riflessione con una digressione decisamente interessante.

Buongiorno,
mi permetto di inviarvi questa missiva sperando che vogliate indulgere alle elucubrazioni di un vostro concittadino, morto in terra di Russia ormai quasi 80 anni fa, e a cui l’amministrazione di Fossano, bonta’ sua, ha voluto dedicare una tranquilla strada vicino alla bella via Camponogara, cosa che mi rende fiero pur avendo abbandonato il vostro mondo da cosi’ tanto tempo.
Il fatto di essere stato ucciso dai socialisti dopo avere passato lunghi anni a combattere il fascismo incipiente mi rende, spero, obiettivo quanto basta nella breve analisi che intendo abbozzare.
Essendomi imbattuto nell’articolo del blog Ignoranteconstile “Fuori dal coro!”,  ne sono stato subito attirato avendo letto, in epigrafe, una bella citazione del mio carissimo amico Antonio. Non ho potuto fare a meno di leggere tutto d’un fiato l’articolo (voi li chiamate “post”, vero?) e, non essendo un indifferente, ho sentito il bisogno di rispondervi, proprio come raccomandate di fare voi.
Dovete perdonarmi, ma non ho potuto trattenere un sorriso quando ho capito la materia trattata e il proposito della citazione.
I fascisti io li ho conosciuti, e vi posso dire che non erano cattivi. Nei loro primi anni di esistenza, dico, essi non erano cattivi; piuttosto erano presuntuosi. Quando si salutavano in quel loro modo ridicolo, quando criticavano la debolezza della democrazia parlamentare, quando minacciavano, financo quando picchiavano gli avversari politici, credevano di fare il bene di questo paese, e avevano la presunzione di sapere sempre cosa fosse il bene.
Una cosa che ho imparato nella mia breve vita vissuta in un’epoca buia, e’ che la liberta’ e’ una bestia selvaggia, che non si lascia addomesticare, ed a volte e’ molto piu’ difficile da tollerare di una dittatura. Inoltre la liberta’ non ama essere limitata dall’arbitrio di nessuno, fosse anche la persona piu’ saggia del mondo: non appena io inizio a ritenere le mie idee intrinsecamente superiori a quelle di un altro essere umano, la liberta’ e’ gia’ li’ che che scalpita per fuggire ed andare a galoppare libera – per l’appunto – in altre praterie.
Un’altra cosa che ho imparato e’ che gli ignoranti sono a tutte le latitudini, e anche loro hanno, giustamente, diritto di pensare e di dire quello che vogliono (ovviamente nei sacrosanti limiti imposti dalla legge, specialmente il divieto di calunniare o diffamare chicchessia), di aprire gruppi su Facebook (anche con un nome che non corrisponde ai reali contenuti del gruppo stesso), scriverci quello che vogliono e bandire (adesso pare si dica “bannare”) chi preferiscono. Chiunque ha ovviamente il diritto di contestare tale gruppo e le sue idee e, qualora ne venga bannato, di aprire un suo gruppo alternativo (proprio come avete fatto voi) in cui trovarsi piu’ a suo agio. Lamentarsi di essere bannati da un gruppo e’ semplicemente lamentarsi del fatto che qualcuno ha usato (non abusato, proprio usato) la liberta’ di cui e’ dotato.
Detto questo, ed escludendo il ricorso all’ordine costituito in assenza di reati, vedo solo tre mezzi per arginare l’ignoranza di chi vorrebbe imbracciare le armi contro gli immigrati (o di chi vorrebbe imbracciare le armi tout-court): l’educazione, l’educazione ed ancora l’educazione. E’ un mezzo che funziona sul lungo periodo, l’orizzonte e’ quello della prossima generazione, il risultato e’ incerto, ma mi sembra comunque meglio di una lamentela a mezzo blog che, invece di una forma di impegno sociale, mi pare un modo di esagerare l’importanza di costoro ed abbassarsi al loro livello.
Per quanto riguarda il vostro amico africano, sono dispiaciuto che egli debba leggere invettive ed insulti di questo tipo, ma gli autori di tali insulti erano gia’ presenti ben prima dell’esistenza di Facebook, quindi l’unico consiglio che posso dargli e’ di ignorarli, proprio come li ignorava prima di venirne a conoscenza tramite Facebook. Lo esorto inoltre a pensarci bene prima di andarsene dall’Italia, perche’ molto probabilmente finirebbe con l’accorgersi che la stessa ignoranza si trova in quasi tutti gli altri luoghi (ad esempio, per esperienza personale, gli sconsiglio la Russia…). Trovo inoltre che tali ignoranti facciano molti piu’ danni nella cabina elettorale che non mettendo qualche foto su Facebook.

Sperando di non avervi tediato eccessivamente, vi porgo i miei piu’ cordiali saluti.

il servo vostro,
Gino De Marchi

 

Un pensiero su “La posta delle Sorelle Bandiera

  1. vanna sereno

    Le cose, di fatto, sono così semplici che si son sprecati fiumi d’inchiostro a correre intorno al nulla. Il fatto è che esistono gruppi, regole per ogni gruppo e se chi vi contravviene e viene espulso crea una faida, nonostante le spiegazioni date, c’è sempre una sorta di tifoseria che si lascia coinvolgere, spesso, sulla base di menzogne quali successive espulsioni, che di fatto, sono state, invece, abbandoni volontari. Qualcuno ha recitato la parte della vittima e le vittime, da quando mondo è mondo, riscuotono l’attenzione di paladini, spesso appartenenti a qualche tifoseria politica. Proprio ciò che il gruppo “sei di Fossano se…” vuol evitare.
    Questo gruppo nasce per tutt’altri scopi, ben dichiarati nelle regole del gruppo.
    Continua tutt’ora l’opera di disturbo, ad opera d’un gruppo nato sulla scia d’un antagonismo tanto ridicolo quanto mistificatore. Ovvio che non ci siamo lasciati scappare gli albori di quel gruppo, dal quale si è messo all’opera un gruppetto di disturbatori seriali che inquinano costantemente la serenità di “sei di Fossano se…”. Noi a, quel gruppo, auguriamo vita serena e nessuno di noi ha mai risposto al fuoco ma l’opera di disturbo verso il nostro gruppo continua, sempre per mano di appartenenti all’altro.
    Ora mi chiedo: Quando finirà questo ridicolo delirio che non meriterebbe spesa neppure più una parola?
    Talvolta sembra che debba nascere un caso letterario, la dove il trampolino di lancio per l’opera è un espulsione da un gruppo Facebook.
    Davvero folle. Non vogliamo le tifoserie politiche nel gruppo, quindi niente politica. È una regola così insopportabile? La finalità del gruppo è tutta un altra.
    Molti di coloro che hanno seguito “IL CASO”, sin dall’inizio, sono senza parole.

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